lunedì 23 ottobre 2017

Massimo Ranieri Sogno e Son Desto in viaggio: l'editoriale di Silvia Arosio


Un’altra generazione. Un’altra classe.
La generazione che non è quella dei talent, della tv, del successo mordi e fuggi, e spesso, ahimè, dell’improvvisazione.

Certo, Massimo Ranieri, al secolo Giovanni Calone è un talento. Un istrione che ha il palco nel sangue.

Ma come non sottolineare la gavetta, le 12 o 13 ore di prove in teatro con Giorgio Strehler, le ore di palco macinate sotto le scarpe sempre perfettamente lucide, spesso con calze bizzarre e spaiate, unica concessione ad un look sempre impeccabile: un percorso che ha portato Massimo Ranieri ad essere un Maestro (credo che come tutti i grandi non ami essere definito così, ma me lo conceda, se mai leggerà questa pagina).

E non solo per i vari premi, dal Tenco all’ultimo a Sanremo.
Ranieri è un uomo di spettacolo, Fa teatro e lo fa bene: Ranieri fa Spettacolo.

Per parafrasare il Re Sole, Ranieri è Spettacolo.

Al Nuovo di Milano, si sono susseguiti i soldout.

Un pubblico di fedelissimi, ma anche di persone che mai avevano visto l’artista dal vivo, che, credetemi, è molto diverso rispetto al vederlo in tv o a Sanremo.
Spiace solo non vedere tanti giovani in platea: perché con uno show di Ranieri, si va a teatro a vedere uno spettacolo di teatro, non un film o la televisione.
In questo "Sogno e Son Desto in viaggio", ci si dispiega davanti agli occhi un classico one man show, ma sfrondato da orpelli e paillettes.

Niente ballerini, ma resta l’orchestra dal vivo, più che sufficiente ed anzi, forse più adatta per mettere in risalto la professionalità del Massimo nazionale, che, oltre ai suoi evergreen, da Erba di Casa Mia a Rose Rosse, dai brani non suoi, ma ormai del suo repertorio, come La Voce del Silenzio, regala al suo pubblico sonetti di Shakespeare, qualche motto di spirito e classici personaggi napoletani.
Vi prego, fate un giochino, la prossima volta che vedete un suo spettacolo.
In una canzone, ascoltate la voce, sempre ben modulata, possente (molto più ora che in età giovanile), calibrata, avvolgente.

Nella successiva, osservate la mimica facciale, la corporeità (comprese le flessioni sul coccige) ed i gesti, decisi, netti, affascinanti.
Mescolate il tutto con una musica dal vivo che mai sovrasta la voce (un errore che, ahimè, troviamo spesso in teatro) ed una luce perfetta, che cambia ad ogni movimento, ad ogni scena, che amalgama il tutto.

Scoprirete, anche voi, amanti del musical, cosa voglia dire “recitar cantando”, cosa significhi davvero quell’interpretazione del brano che spesso, nei talent, viene esaltata per sopperire carenze vocali, ma che qui è solo il più bel surplus ad una vocalità perfetta.

Vi stupirete nel notare che anche a Sanremo ci si può emozionare, che per fare spettacolo non ci si improvvisa, che i musical avrebbero tanto da imparare da uno show di Massimo Ranieri, che, senza una trama, od un titolo importante, tiene in pugno un pubblico in delirio per due ore abbondanti. Compresi i bis.

Massimo Ranieri non si risparmia. Accontenta il suo pubblico e si nutre degli applausi.
E’ un’eccellenza italiana, che non ha mai voluto essere scritturato in America, ma che sarebbe da far conoscere al mondo, come il Colosseo o il Duomo di Milano.

Chiaramente, ci sono altri artisti di questa levatura. Ma non tutti.
Ranieri è il nostro Istrione.

LINK UTILI

http://www.massimoranieri.it/

Recensione Viviani Varietà

Intervista a Maurizio Fabretti