venerdì 22 febbraio 2019

Mirko Manetti: "THE IMPROV BIG BANG THEORY" , il 23 febbraio al Teatro del Vigentino


L’improvvisazione, la più aleatoria tra le arti dello spettacolo, incontra la ricerca storica per scoprire la risposta a tante domande: quando nasce esattamente? Come s'improvvisava nell'Arte e come improvvisiamo oggi? Qual è il contributo dei grandi pionieri del Novecento? Qual è il rapporto tra i format d'improvvisazione e il teatro su testo?

Al Teatro del Vigentino, casa dell’improvvisazione teatrale milanese dal 2005, Mirko Manetti (1981), attore toscano e docente per la Lega Improvvisazione Firenze e altre realtà, risponderà a queste ed altre domande durante la presentazione del suo libro The Improv Big Bang Theory (Ibiskos, 2018). Il titolo, che richiama volutamente l’omonima serie televisiva, si riferisce ad un vero saggio di storia del teatro, tratto in buona parte dalla tesi specialistica di Manetti: «Ho analizzato, con taglio storico, lo stato dell’arte dell’improvvisazione nelle realtà diverse produttive italiane. Dopo un primo capitolo teorico, quello centrale affronta la storia del teatro di improvvisazione da Aristotele ai giorni nostri, alla ricerca di quegli elementi che hanno contribuito a caratterizzare questa tecnica nel modo in cui la intendiamo noi oggi per poi concludersi con una fotografia della situazione attuale».

Si scopre così come dal punto di vista produttivo negli ultimi anni si sia verificata una sorta di dissoluzione: «Ogni singolo improvvisatore e ogni associazione ha creato propri format sia per sfuggire a quelli storici come il Match, sia per offrire un prodotto diverso al pubblico», spiega Manetti, «mentre dal punto di vista della ricerca è emersa la necessità di indagare gli aspetti pedagogici e psicologici legati all’improvvisazione».
La conclusione più importante è appunto che, anche se si tratta di una tecnica poi rifinita in teatro, l’improvvisazione non nasce dalla ricerca teatrale ma da quella pedagogica: «L’origine primigenia dell’improvvisazione è nella scuola: tutti i grandi maestri che citiamo e che conosciamo sono stati formatori. C’è chi addirittura come Keith Johnstone, insegnante elementare della Londra anni ’50, ha cominciato a sperimentare in una scuola popolare a bassa scolarizzazione tecniche per stimolare allo studio allievi disagiati; tecniche da gioco poi diventate basi per noi improvvisatori».

Proprio oggi, nel 2019, è il caso di fare più attenzione a questo aspetto, soprattutto da parte di coloro che, come Manetti, insegnano improvvisazione, realizzando con maggior consapevolezza «quanto le nostre competenze formative nei confronti degli allievi dovrebbero essere più pedagogiche, dato che le difficoltà generalmente non riguardano capacità performative come rendere una voce o un personaggio, quanto piuttosto prevenire nell’allievo un blocco psicologico prima che artistico. È questo uno dei contenuti più importanti del libro».

D’altra parte i vantaggi dell’improvvisazione non riguardano solo gli attori professionisti ma chiunque faccia uso di questa tecnica: «Costringendoti a farti comprendere chiaramente in pochi secondi da un pubblico ma prima ancora dai compagni in scena, l’improvvisazione stimola massimamente il senso di interazione e comunicazione. E solo attraverso la ricerca di elementi il più largamente condivisi e comunemente conosciuti si può raggiungere maggiore empatia con chi ci sta vicino e senza mettere in difficoltà il pubblico, evitando il rischio di condurlo in mondi troppo personali e quindi estranei. Si capisce, da questo punto di vista, quanto l’empatia sia fondamentale».




La presentazione, analizzando questi concetti alla luce della dimensione storica dell’improvvisazione, dai riti apotropaici delle prime civiltà al Match d'improvvisazione teatrale®, da Aristotele a Viola Spolin, dalla Commedia dell'Arte a Keith Johnstone, dal teatro greco a Robert Gravel, «fino a toccare alcuni tipi di spettacolo che nel Novecento sono stati molto simili a questo genere, come lo psicodramma o il living theatre, dimostrerà anche con esempi pratici quanto vissuto in scena dagli attori durante l’improvvisazione e in che misura sia un’esperienza simile a quanto teorizzato anche da Stanislavskij e altri studiosi».

Quanto l’improvvisazione è teatro e quanto è una forma alternativa al teatro? C’è differenza tra teatro su testo e quello dell’improvvisazione? Queste e altre domande troveranno risposta sabato 23 febbraio al Teatro del Vigentino durante un viaggio lungo duemilacinquecento anni in quello che può sembrare il più assurdo tra i bisogni umani: l'espressione artistica spontanea.


A seguire una serata dedicata al MATCH, lo spettacolo di improvvisazione teatrale più visto al mondo!
Alle h. 21,00
presso il TEATRO BARRIO'S di piazza Donne Partigiane (zona Barona) a Milano.

Improvvisatori professionisti si misureranno in una sfida canora ai massimi livelli nel
“MATCH IN NOTA: SFIDA TRA CANTANTI”

ARBITRO: Emanuele Vasta, l'arbitro gentile
MUSICO: Lele Pescia, il musico folle
MAESTRA di CERIMONIA: Isabella Cremonesi, valletta mancata di Sanremo
CANTANTI MELODICI: Carmen Cappiello da Milano, Margherita Gravagna da Siena, Claudio Levati da Barcellona, Stefano Prestini da Milano
CANTANTI METAL: Sara Balducci da Milano, Antonietta Lutero da Brescia, Giulio Larovere da Milano, Mirko Manetti da Firenze

® Tutti i diritti del Match Gravel-Leduc, per l’Italia F. Burroni, per Milano e Monza e provincia I. Cremonesi
Ingresso: 12 € -10 € under 25 over 65
PRENOTAZIONI (Specificando un nome e cognome e quanti posti)
prenotazioni@teatrodelvigentino.it
02 55 23 02 98

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