lunedì 25 agosto 2014

Sospeso in un baule pieno di gente: in Prima Nazionale, a Tirrenia


Sabato 30 agosto, alle ore 21.30, potrete ritrovare in scena Andrea Murchio in Sospeso in un baule pieno di gente" (Golf Club, via San Guido, Tirrenia).  

Con lui, Andrea Biagiotti e Lorenzo Mucci.

Si tratta della Prima nazionale dello spettacolo liberamente tratto dalle opere di Fernando Pessoa, scritto e diretto da Daniela Santoro. 

“Sospeso in un Baule pieno di Gente” è ambientato in uno scorcio frammentato e pittoresco di una Lisbona sospesa tra il tempo e lo spazio. 

La strana luce che invade la città, la leggerezza dell’aria che si respira, il segreto della strana attrazione e del fascino che esercita prendono forma in scena attraverso pennellate di scorci evocativi creati da oggetti scenici apparentemente decontestualizzati.

L’alone di mistero e nostalgica attrazione di questa città penetra in Pessoa e lo pervade fino a renderlo inconsapevole prigioniero di un “Sogno” dal quale non desidera essere svegliato.

Fondamentale per comprendere la Lisbona di Pessoa che si vuole trasmettere è la frase del libro L’anno della morte di Ricardo Reis di Josè Saramago: “Non dimenticare che siamo a Lisbona, da qui non partono strade”, è questa la spiegazione che il fantasma di Pessoa dà a Ricardo Reis che si interroga sul perché del suo ritorno in Portogallo.

Da Lisbona non si va da nessuna parte, oltre c’è l’oceano, sopra il cielo infinito e dietro c’è il fiume che abbiamo attraversato e la nota geografia dalla quale proveniamo: ecco cos’è che affascina di questa città, la sensazione di essere giunti a destinazione e che qualcosa di nuovo ci aspetta, è di questa consapevolezza che è fatta la profonda nostalgia che colpisce inevitabilmente il Nostro Pessoa.

La Storia

Una figura di donna evanescente ed effimera passeggia allontanandosi tra gli alberi di scena mentre due uomini entrano lottando, intrecciandosi, sfinendosi urlando tutti gli eteronimi di Pessoa . 

La lotta termina per sfinimento mentre un bambino entra in scena vestito da cavaliere, sfidando a duello, con spade di legno, uno dei due uomini esamini e sfiniti. Il bambino vince e lascia la scena andandosene sul suo cavallo di legno donando al Pessoa da lui sconfitto un foglio di carta apparentemente appena strappato da un quaderno di un bambino.

Un uomo, il Tabucchi del suo “Requiem” che vuole vagabondare in attesa di incontrare il fantasma di Pessoa si siede al tavolino di un bar in attesa e davanti ad una bottiglia di vino inizia ad interagire con il pubblico raccontando di Pessoa.

Si sviluppa, così, un intreccio narrativo fatto di tormenti, di consapevolezze, di paure e smarrimenti che i due Pessoa gemmano in un continuo divenire.

L’esanime sofferenza porta a un’interiorizzazione apparentemente opposta nei due Pessoa: uno arrabbiato e quasi rassegnato alla sua “vita plurale” l’altro ancorato alla forza dei suoi eteronimi, all’amara dolcezza del “perdersi” e ritrovarsi tra le pagine ingiallite di un altro io.

Tra dialoghi sospesi, incontri inattesi e un’attenta narrazione portata avanti dal Nostro Tabucchi i due Pessoa si ritrovano l’uno nell’altro fino a fondersi tra i veli impalpabili dell’effimera donna che rientra in scena alla fine dello spettacolo.

Voce ,fuori campo, della narrazione è la musica appositamente creata dal compositore Joe Schittino e magistralmente eseguita dai maestri:

Alessandro Carmignani- Tenore Jennifer Schittino- Soprano Alessandra Cavallini – Clarinetto basso Francesco Carmignani – Violino

(Daniela Santoro)

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