domenica 10 marzo 2019

Aggiungi un posto a tavola: recensione, interviste e curtain call


“Se non ci fosse, bisognerebbe inventarlo”. Lasciatemi iniziare questo articolo con la citazione di Don Silvestro che ringrazia Dio per il suo, “provvidenziale” intervento.

“Aggiungi un posto a tavola” andrebbe inventato. Per fortuna, nostra, c’è: è nato nel 1974 e da lì a diventare un classico “leggendario”, il passo è stato breve.

Ha girato tutto il mondo (tranne Stati Uniti e Francia) ed è andato anche, con il grande Dorelli a Londra, nella terra del musical, a dimostrare che anche gli italiani lo sanno fare. E bene.
Ma essendo tradizione italiana, chiamiamolo come si deve, “commedia musicale”, una grande κωμῳδία (cōmōdìa), da κῶμος (kômos), "corteo festivo", e ᾠδή (ōdé), "canto", che unisce tutte le eccellenze italiane dello spettacolo dal vivo.

E come ogni prodotto italiano che ci rappresenti, non solo la moda o l’arte culinaria, è stato esportato e mi auspico possa esserlo ancora, perché anche questa edizione è la perfezione fatta teatro.
  
C’ERA UNA VOLTA…ANZI C’E’.

“Aggiungi un posto a tavola” non sa di “vecchio”, mai.

Nel nuovo allestimento, diretto da Gianluca Guidi (aiuto regia Manuela Scravaglieri), che, giustamente riprende quella originale di Pietro e Sandro Garinei, i nostalgici troveranno tutto quello che ci si aspetta, ma con un lievissimo tocco di attualizzazione, appena accennato, come una mano di vernice sulle pareti del paesino di montagna, forse qui o forse lì.
Ed è quanto mai attuale, sia se si parli del celibato dei preti, sia se si voglia porre l’accento sull’integrazione, perché “l’amico in più”, possa essere la peripatetica di turno o il viandante, c’era allora e c’è anche oggi.
Modernissimo nel “barcone”, come lo chiama Toto, che altro non è che un’Arca dell’alleanza, è attuale in Don Silvestro Pupone o Pirata dei Caraibi.
Ed è attuale nei carri girevoli, volutamente in controtendenza rispetto ad alcuni spettacoli minimalisti o fatti solo di videoproeizioni, è attuale nelle piante della notte per non dormire, così stilizzati, è attuale nei costumi color pastello.

I personaggi, poi, sono stati smembrati e ricostruiti: le maschere che ben conosciamo sono ancora quelle, ma con un tocco di naturalezza in più, con una piccola virata, che li rende diversamente accattivanti ed amabili.

Dal sindaco Crispino come il Santo, uno straordinario Marco Simeoli, che fu anche Toto, forse l’unico un po’ più sopra le righe, perché la pomposità stessa del personaggio lo richiede, il fanfarone politico voltagabbana, con una moglie, Ortenzia, Francesca Nunzi, materna e conformista, che si ritrova a portare le valigie del marito al momento dell’imbarco.
Troviamo un Toto, Piero Di Blasio, poetico, bambino, puro, che diventa toro scatenato senza mai cadere nella volgarità, come un bambino che compie un rito di passaggio e si stupisce da solo del suo cambiamento.

Consolazione è la vera novità, un’ottima Emy Bergamo, che ci tratteggia un personaggio nuovo, meno caricato, più femminile e sognatrice, anche nella sua estrema sensualità. Una donna completa, che si contrappone alla deliziosa fanciullezza di Clementina, la giovanissima Camilla Nigro, fresca di studi, davvero brava nella sua interpretazione di amore adolescenziale, a metà tra la bambina che ancora è e la donna che diventerà.
Su tutti, svetta, come un alto prelato (che c’è e lo scoprirete guardando le mie interviste), un immenso Gianluca Guidi, che, se non ha scritto nel DNA il copione di Aggiungi un posto a tavola, perché nato una manciata di anni prima dal debutto, sicuramente lo ha assorbito da tutti i pori, lo ha respirato in casa e lo ha forgiato.
Al di là della evidente somiglianza vocale (e, passando il tempo, anche fisica) con il grande Johnny Dorelli, il Don Silvestro di Guidi diventa qualcosa di suo, come il bravo artigiano che impara l’arte dal padre, e la ripropone, non peggiore e non migliore, ma sua, con il suo talento, la sua professionalità ed il suo vissuto.
Ma soprattutto con il grande amore che Gianluca ha messo in questo ruolo, dove la tonaca diventa the mask, ed il pubblico lo ringrazia, ride e si commuove.



UNA FORMICA E’ SOLO UNA FORMICA

Ma due formiche sono un’idea di solidarietà. E tutto lo staff creativo fino al corpo di ballo, con le coreografie di Gino Landi (rimontate da Cristina Arrò), danno vita ad uno spettacolo che è impossibile perdere.
Se il parroco non viole lasciare affogare il suo gregge nel purificante secondo diluvio universale, così non dimentichiamo chi sta dietro a questo gioiello, da GARINEI E GIOVANNINI
SCRITTA alla recentemente scomparsa JAJA FIASTRI, al Maestro Armando Trovaioli, alle scene di Giulio Coltellacci (adattamento Gabriele Moreschi), e alla straordinaria band dal vivo, le cui note scendono tra il pubblico e avvolgono con la sonorità perfetta del live e della tecnica ottima del Teatro della Luna.

NON VEDI CHE STO ARRIVANDO?

E la colomba c’è. Arriva. E con lei, dulcis in fundo, la voce potente del grande Enzo Garinei, che in questa edizione è la voce di Lassù. Ma attenzione: non è un testo registrato.
Il Maestro Garinei è presente alle repliche, dialoga davvero con il suo Don Silvestro ed alla fine si prende con piacere gli applausi e la standing ovation del pubblico, che sa riconoscere l’arte, la passione e la Storia del teatro italiano.
Un gentiluomo che saluta tutti, omaggia le signore con il baciamano e soprattutto ama così tanto i suoi spettacoli, da seguirli discretamente come un padre fedele.

Aggiungi un posto a tavola vi chiama. Al telefono, come qualcuno di più grande di me, ma anch’io, da queste pagine, vi esorto ad andare a teatro e a non mancare questo capolavoro.
E non sarò onnisciente, ma qualcosa, ormai, ne capisco: abbiate fede.

FINO AL 31 MARZO AL TEATRO DELLA LUNA.

GIANLUCA GUIDI riceverà il Riconoscimento Nazionale Biennale Garinei & Giovannini organizzato e gestito dalla Associazione Culturale SGB 1982 ― , giunto alla settima edizione e voluto da Giorgio Trabattoni.

L’evento avrà luogo Domenica 17 marzo alle ore 21:00 presso l’Auditorium Comunale Piazza Risorgimento, 36 ― 20831 Seregno (MB).

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