sabato 3 maggio 2014

Massimo Ranieri Viviani Varietà: la recensione di Silvia Arosio


“Varietà”, un misto di divertissement e malinconia, di canzoni e poesia, come è la vita stessa, per tutti noi ed ancora di più per i guitti, per la gente di teatro (come cita lo stesso Massimo, ipòcrita (ant. ipòcrito) s. m. e f. e agg. [dal lat. tardo hypocrĭta, gr. ὑποκριτής «attore», quindi «simulatore»; v. ipocrisia]), dove the show must go on, e dove la parola cantata può essere veicolo per comunicare ed esorcizzare le proprie debolezze e disgrazie.

Questo è il varietà di Viviani Varietà, dove, sotto la maschera ben pittata del grande interprete Massimo Ranieri, riusciamo a cogliere un po' di lui, di quel Giovanni Calone che conosciamo, un frammento della sua vita da teatrante , dallo scugnizzo di Napoli all'artista che è diventato.


E solo lui poteva rendere al meglio questa storia, ambientata nel 1929, ma mai così attuale, con la crisi economica che non cede mai alla disperazione, ma anzi è voglia di riscatto, di dignità, seppur velata di malinconia.


Dove oceano è un rito di passaggio, lo si attraversa come la vita, in cerca di una terra promessa.

E così il viaggio di Viviani con la sua compagnia, sul piroscafo Duilio, da Napoli a Buenos Aires per una lunga tournée nel Sud America, diventa attuale e presente, senza polvere o fumo, ed in ognuno degli attori, tutti bravissimi, rivediamo noi e la nostra realtà.


C'è il capocomico, carismatico, severo, ma affettuoso, Ranieri, e ci sono i mestieranti; ci sono gli esordienti e gli scafati; c'è chi nella vita fa l'acquaiolo od il vinaio e si trasforma in attore, per necessità virtù.

Nello spettacolo troviamo quindi la biografia velata di Raffale Viviani che si svela però attraverso le sue note ed i suoi versi, attraverso la voce, il corpo e la mimica di un grande Massimo Ranieri, che omaggia, con la sua decisa ma umile precisione, la tradizione napoletana che fa parte di lui: non vedrete un Ranieri di Rose Rosse, ma un Ranieri personaggio, maschera tragicomica, fedele a se stesso ed al suo ruolo.

Accanto a lui, in una scenografia semplice ma d'effetto, di Lorenzo Cutùli, con luci che disegnano il tramonto sul mare ed il seppia dei costumi, di Maurizio Fabretti, un cast di attori ed attrici scelti con scrupolo, di grandissimo talento, su cui spiccano Ernesto Lama (già nelle commedie di Eduardo De Filippo in Rai con Massimo), e l'intensa Angela De Matteo.


Con loro, Roberto Bani, Mario Zinno, Ivano Schiavi, Gaia Bassi, Antonio Speranza, Martina Giordano. 

La band dal vivo, che accompagna i cantanti che cantano in acustica, in buca (composta da Aniello Paolombo alla chitarra, Ciro Cascino al pianoforte, Luigi Sigillo al contrabbasso, Donato Sensini ai fiati e Mario Zinno alla batteria) non è solo orchestra, ma interagisce con gli attori, così come il pubblico diventa un terzo personaggio, quel pubblico del Duilio, che assiste allo spettacolo dei guitti, all'attraversamento dell'Equatore.


Le coreografie sono di Franco Miseria e Massimo Ranieri, testi di Raffaele Viviani, Giuliano Longone Viviani e la regia di Maurizio Scaparro.
Il pubblico al Nuovo (in scena fino all'11 maggio) rimane affascinato, spiazzato e compreso, fino alle inevitabili ovazioni finali.

Da vedere, per ripercorrere la nostra storia. O solo semplicemente per gustarsi un bello spettacolo.

P.S. AUGURI A MASSIMO RANIERI, CHE OGGI COMPIE GLI ANNI!

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