domenica 2 novembre 2014

Eneide, Ciascuno patisce la propria ombra, in scena a Roma


ENEIDE è uno spettacolo teatrale unico e innovativo, un happening di poesia, musica dal vivo, danza e arti sceniche che avrà luogo al Teatro Sala Umberto di Roma (martedì 4 novembre, serata unica).

Immaginiamo di creare un affresco di luce e suoni che riesca a rievocare le sensazioni e le emozioni di una epopea fantasmagorica, per riscoprire meandri più segreti di questa storia immortale, ove scopriremo che, in questa nostra epoca priva di eroi, del grande Enea altro non è rimasta che l’ombra.

Immaginiamo di raccontare il mito di Enea, dalla caduta di Troia sino allo sbarco sulle coste italiche, attraverso la testimonianza delle donne che lo hanno incontrato, amato e rinnegato: la moglie Creusa, che si perde durante la fuga da Troia in fiamme, assediata dall’esercito greco; l’amante Didone, la regina africana alla quale l’eroe naufrago racconta la sua storia, prima di abbandonarla, innamorata e infelice, per inseguire il proprio destino; la Sibilla Cumana, la maga che introduce Enea nei misteri del mondo infero, dove l’eroe riceverà la profezia del suo glorioso futuro.


ENEIDE avrà una durata di circa 60 minuti e sarà il culmine di un percorso didattico e formativo atto alla ricerca e selezione di nuovi giovani talenti ancora inespressi: dopo la pubblicazione di un bando pubblico, si svolgeranno audizioni su parte, dalle quali verrà selezionato un gruppo di attrici che parteciperà ad un workshop intensivo di due giorni, nel quale saranno scelte le quattro attrici, che dopo laboratorio di allestimento intensivo di due settimane, interpreteranno i ruoli di Venere, Creusa, Didone e Sibilla Cumana.

Finalità culturale dello spettacolo ENEIDE è la celebrazione, attraverso lo strumento del teatro e della musica, delle più antiche origini storiche e religiose della nostra tradizione.
Riteniamo infatti che, soltanto conoscendo le radici della nostra cultura di cittadini italiani ed europei, possiamo rafforzarne e consolidarne la tradizione e svilupparne l’identità.
ENEIDE sarà una festosa occasione per riscoprire l’antico e comprendere il contemporaneo, al fine di dare un senso al futuro.

Crediamo infatti che il Teatro sia lo strumento più adatto e necessario per conseguire tali scopi, in quanto il Teatro è l’unico luogo sociale in cui la verità si fa spettacolo, dove l’essere umano comprende e acquista coscienza di se come individuo e come cittadino.

MATTEO TARASCO

NOTA STORICO-LETTERARIA:

“Sotto lo stesso azzurro, sopra l’identico verde
vagano insieme le generazioni lontane e quelle vicine,
e il sole di Omero, guarda! Sorride anche a noi.”

Friedrich Schiller, Die Spaziergang

Una fulgida oscurità ammanta l’epopea della guerra di Troia: oscure sono le trame della storia, fulgido il mito.
La vicenda è assai nota: si narra che una donna, Elena – moglie di Menelao, re di Sparta – sia stata rapita da Paride, figlio di Priamo, re di Troia. Menelao, per riportare a casa Elena, scatena una guerra lunga e feroce.
Ma è concepibile combattere una guerra per una donna rapita, che in realtà si era lasciata rapire, o meglio, era fuggita con il proprio rapitore? È concepibile radunare un esercito di centomila uomini per assediare una città, che per quanto fosse la città più grande, più ricca, più famosa del mondo, aveva pur sempre un diametro di 300 metri? Ed è concepibile che questa guerra d’assedio duri dieci anni?

Uno storico che volesse far luce sul mito potrebbe parlare di un embargo commerciale ai danni delle città greche, della chiusura dello stretto dei Dardanelli da parte delle autorità troiane, di una situazione politico-economica di forte squilibrio, di flussi migratori che attraversano l’Egeo verso oriente, insomma di una delicata congiuntura internazionale... Il lontano passato si rispecchia nel presente, e le parole dello storico, potrebbero essere quelle dell’odierno inviato di guerra.

L’Iliade di Omero narra quarantanove giorni nel corso del decimo anno di guerra, ma il racconto del grande oratore greco termina prima della fine della guerra. Il famoso racconto del cavallo di legno, e di come i Greci abbiano assediato ed espugnato Troia, ci viene narrato da Virgilio nel secondo canto dell’Eneide che può essere considerato il vero finale dell’Iliade, quello che Omero non ha mai scritto.

L’Eneide è un poema in dodici canti, i primi sei dedicati al viaggio di Enea da Troia al Lazio, sul modello dell’Odissea, e gli ultimi sei, sul modello dell’Iliade, dedicati alle battaglie sostenute dall’eroe in Italia.
Virgilio è un poeta di guerra, ma la guerra vista da Virgilio è orrenda, guardata da punto di vista di chi la odia e se ne occupa soltanto nella speranza che l’Imperatore Ottaviano Augusto possa ristabilire la pace per sempre.


MATTEO TARASCO

Potremmo raccontare la storia dell’uomo nei secoli, attraverso le differenti culture dominanti in Occidente, come il perenne conflitto tra due istanze contrapposte: tradurre in immagini fantastiche la realtà, o, al contrario, tradurre in realtà la fantasia.
In questo percorso d’individuazione, il Teatro è stato sempre strumento principe, luogo di scoperta e contenitore di racconti di miti, specchio dell’essere umano.

Già gli antichi Greci - coloro che primi codificarono in forma scritta e in codici performativi, l’arcaica prassi del Teatro – sapevano, grazie alla lezione di Eraclito, che “la natura ama nascondersi”. E pertanto, considerando la Natura come madre di Verità, cercarono, attraverso il Teatro, uno specchio capace di coglierne i riflessi; cercarono, attraverso il Teatro e le sue modalità espressive che tendevano all’individuazione del sé (la agnizione preludio di purificazione), una eco di quella visione interiore profonda di cui l’essere umano è portatore.

Il Teatro era dunque – ed è tuttora – uno sguardo sull’essere e, in quanto sguardo, nessuna immagine speculare lo può contenere.
La magia del Teatro è insita nella sua fuggevolezza: quando ci specchiamo, vediamo la nostra immagine, ma non lo sguardo che la determina. Lo sguardo, come il Teatro è dietro l’immagine che vede, ama nascondersi, come la natura di Eraclito, e pertanto, forse, la vera essenza dell’essere umano, il vero sé, è al di là dell’immagine, oltre i confini della visione, nell’immaginazione appunto, in tutto ciò che noi chiamiamo fantasia.

Il Teatro, fabbrica di quella particolare fantasia chiamata realtà, con le sue scene, storie e racconti, ci rimanda un residuo di visone sull’essere, ci mette in contatto con la sua invisibilità, e indicibilità, che il più delle volte non si lascia percepire, o sembra marginale.

Il Teatro contiene un margine essenziale di non-detto, entro cui si cela il nostro essere, e, mediante l’uso della maschera, induce l’uomo a rapportarsi con emblemi del sé che lo connotano, lo caratterizzano e lo inducono a trovare un’identità. La maschera funge da catalizzatore d’istanze inconsce presenti nell’essere umano, per quanto non mai esercitate o esercitabili.

Pensiamo ad esempio all’eroe tragico Amleto, che si dimena e si lacera sul limite dell’”essere” (e del “non essere”): il suo destino induce a riflettere, e modifica così la direzione del divenire personale di chi riflette.
Amleto esprime tutto questo in due versi: “Il tempo è fuor di squadra, maledetta dannazione/ essere venuto al mondo per rimetterlo in sesto.”

Mettere in scena ENEIDE oggi, significa esser consapevoli di tutto questo, significa sfidare, sulle assi del palcoscenico, l’essenza più profonda del proprio essere, significa cercare di rimettere il mondo in sesto come novelli Amleto, con l’arma tagliente del Teatro.

La nostra Eneide è una sfida lanciata agli spettatori: una sfida a valicare il confine dello specchio, una sfida a spogliarsi della maschera per offrirsi nudi al cospetto di Verità.

Matteo Tarasco


ENEIDE - CIASCUNO PATISCE LA PROPRIA OMBRA

UNO SPETTACOLO DI MATTEO TARASCO

EVENTO SPECIALE IN OCCASIONE DELLA CENTESIMA REPLICA DELLO SPETTACOLO

SERATA UNICA MARTEDI' 4 NOVEMBRE 2014 ORE 21.00


ROMA 

VIA DELLA MERCEDE 50

BIGLIETTI EURO 16 - 12
PRENOTAZIONE TEL. 06 6794753