venerdì 11 gennaio 2019

"Io, La Creatura - Mary Shelley" in arrivo a Roma



Io, La Creatura
Mary Shelley


Scritto e interpretato da Paola Tarantino

Regia e Mimografia di Sara Ercoli

In scena dal 24 al 27 gennaio al Teatro di Documenti, via Nicola Zabaglia, 42. Da giovedì a sabato alle 21:00, domenica alle 18:00


Quello che molti non sanno è che dietro la storia del mostro c’è quella di un’adolescente straordinaria: a sedici anni incinta e rinnegata dal padre scappa di casa per amore. Mary è ribelle, intelligente e indipendente: decisamente inconcepibile per una donna del suo tempo. Ma non c’è da stupirsi: è figlia della famosa femminista e rivoluzionaria Mary Wollstonecraft, morta mettendola alla luce e del filosofo radicale William Godwin che si rivela un padre inadeguato di fronte a tanta personalità.
Fin da piccola Mary mostra infatti doti fuori dal comune e non è un caso che l’amore per Percy Shelley abbia accelerato la fioritura della scrittrice che conosciamo. Nel 1816, l’anno dell’eruzione del vulcano Tambora in Indonesia, chiamato anche “anno senza estate” Mary, la sua sorellastra Claire, il marito Percy, Lord Byron e John Polidori si trovano costretti dal maltempo a restare chiusi dentro le mura di una villa sul lago di Ginevra, in cui risiedevano per la villeggiatura.
Lord Byron per passare il tempo, propone all’illustre compagnia di scrivere il miglior racconto horror e Mary in questa occasione riceverà la visione del mostro che la condurrà alla prima stesura di “Frankenstein”.
Il romanzo sarà pubblicato anonimo nel 1818 e verrà subito attribuito a suo marito; solo grazie alla propria determinazione la società del tempo accetterà che sulla copertina di quel romanzo venga inciso il suo nome. Mary Shelley senza neanche immaginarlo, diventa la donna destinata a indicarci come guardare i nostri peggiori incubi. Lei lo fece metamorfizzandoli nella Creatura, simbolo ancora oggi del diverso, del rifiutato, del non amato, della presunzione dell’uomo che tenta di manipolare la vita sperando di vincere sulla morte.

Note di regia:
Chi è Mary Shelley? Qual’è la sua storia? Di cosa aveva paura?
Inizia con un abbraccio materno negato la vita di Mary, con una morte: nessuno per cui pronunciare la parola mamma e, più avanti, la sua mano per tre volte getterà una manciata di terra sulla tomba dei figli. Chi sopravvive ai propri cari cammina con scarpe appesantite dalla colpa. Mary è una sopravvissuta nutrita da un'educazione raffinata: ad una mente così sopravvivere non basta. In un mondo in cui le donne pensanti sono percepite come pericolose, da isolare e bandire, lei vuole esistere, disperatamente, con tutto il coraggio intellettuale che una vita scandita dall'abbandono e dal rifiuto richiede. L'urgenza di esistere comunicando è l'unico antidoto alla colpa di esser viva.
In questo monologo Mary ci invita nel proprio mondo interiore popolato da amici fantasmi e mostri generati da chi la paura non può permettersela e si oppone con un gesto creativo ad un Dio senza volto, camminando a passi veloci su una terra scura, generosa e spietata, sui frammenti di persone e luoghi da lei amati, creando vita dall'odiata, familiare morte.
E voi, di cosa avete paura?

Note drammaturgiche:
Ciò che più mi colpisce è che per 200 anni la sua vicenda ai più é passata inosservata, eppure Mary ha scritto il Frankenstein a soli 19 anni e con esso ci ha rivelato i suoi incubi, ci ha mostrato i fantasmi di cui si fa carico e tutti gli orfani del mondo riuniti in un unico corpo straziato dal rifiuto e dall’abbandono. Poichè donna è vista come diversa, come una strega che con l’arte della magia ci porta di fronte lo specchio dei nostri abissi più profondi, ci cura dalla paura per le nostre deformità interiori ed esteriori, Mary è la bambina che si libera degli stereotipi e si lascia andare a una danza di emozioni primitive, senza troppe remore nell’ esprimere se stessa e i suoi veri sentimenti. Mary è una di quelle che nel 1800 lascia cadere il velo che la separava dalla sua vera natura di artista, di donna, di esploratrice. Un velo che ancora oggi è imposto non solo in certe culture patriarcali, ma in tutti i luoghi e in tutte la culture in cui alle donne che riconoscono il loro potere intellettuale e sociale, viene chiusa la bocca.


“Una donna che pensa dorme insieme ai mostri”

Adrienne Rich 1967