lunedì 25 gennaio 2016

Mano sul cuore di e con Claudia D'Angelo, al Teatro Trastevere di Roma


Iniziamo la settimana con “Mano sul cuore” scritto, diretto e interpretato da Claudia D’Angelo, in scena al Teatro Trastevere – Via Jacopa De Settesoli, 3 a Roma, dal 2 al 7 Febbraio.

"Mano sul cuore, nient’altro che la verità”, è bis per l'irriverente spettacoloscritto, diretto e interpretato dalla comica Claudia D’Angelo, di nuovo in scena alTeatro Trastevere, dal 2 al 7 Febbraio. L’artista pone in rilievo l’universofemminile e le sue turbe, mettendo in luce senza filtri come le donnevivono  il rapporto con l’altro, masoprattutto con se stesse. E se questi argomenti potrebbero sembrare banali, laD’Angelo interviene a renderli unici, in sintonia con chi la ascolta, chesempre si sente rappresentato dalle sue disquisizione tragicomiche, sul mondoda lei osservato o su esperienze vissute sulla propria pelle.
Perché risulta semprecosì scandalosa? Perché dice la verità, “nient’altro che la verità”. Da qui ilnome del suo ultimo spettacolo, in scena dal 2 al 7 febbraio al Teatro diTrastevere dove l'autrice, comica e poetessa, si mette una “mano sul cuore” eparla senza remore dell'intimità e delle sue dinamiche riflesse nella vita diogni giorno, sviscerando il complesso, a volte difficile, altre esaltante,rapporto di coppia.

Dunque è questa lasua carta vincente: raccontare cose di tutti i giorni come nessuno fa, con lasensibilità del poeta e l’umorismo caustico dell’uomo della strada, unendoqueste due forze, apparentemente in contrasto tra loro, dando vita a uno spettacolobrillante, intelligente ma soprattutto tanto, tanto, davvero tanto divertente.

Claudia D’Angelo, nata a Romail 25 giugno 1977, non avrebbe mai voluto lavorare. Terrorizzava spesso igenitori con queste affermazioni imperative quando nel suo periodo adolescenziale,magari a tavola, si parlava di progetti e di futuro. Claudia lo diceva ed eraseria. Quello che non le piaceva della faccenda era l’essere costretta tutta lavita ad alzarsi alle sette, a fare ogni giorno la stessa cosa, a diventare comedei suoi amici che alle nove di sera erano da buttare e si lamentavano sempredi quanto fossero stanchi. Tergiversando sulla problematica del lavoro siiscrive all’università, alla facoltà di Lettere e Filosofia, con indirizzoantropologico. Ma finita l'università lo spettro del lavoro ricomincia a farsistrada. Si iscrive a un corso di teatro, una piccola scuola, un giorno asettimana, ma le basta perché l’insegnante è brava e ha una compagnia di teatroper ragazzi. In quel periodo Tiziana Lucattini, questo il suo nome,  stava pensando di creare uno spettacolo doveci fossero un clown donna e una bambina che non rideva e nota in Claudia lapassione per questa maschera così nel 2004, la ingaggia come co-protagonistadello spettacolo chiamato per l’appunto: “Il clown e la bambina” che sarà messoin scena fino al 2008, includendo date anche in Germania e Francia. Una voltatornata a Roma, tra il suo girovagare col libro in mano approda per caso o perdestino al “Lettere Caffè”, un caffè letterario nel polmone destro diTrastevere, un punto di riferimento per la Roma artistica e la sperimentazioneculturale.

Qui si svolge anche una gara di poesia alla quale la donna, pertimidezza, si era sempre rifiutata di partecipare. Enza Li Gioi, scrittrice eproprietaria del locale, ci vede lungo e propone a Claudia, della qualeapprezzava le poesie e la verve comunicativa, la conduzione dello storicoPoetry Slam trasteverino. Il suo modo di presentare sarà sensuale, brillante,cinico e soprattutto divertente. La gente ride, si sganascia ma ascolta poesiecon piacere, anche quelle quella della presentatrice stessa, che inizia echiude la serata con dei propri versi, ogni volta diversi, o quasi. Nelfrattempo non abbandona il teatro, nel 2010 va in scena con “7 sogni”, per la regiadi Alessandro Fea, dove Claudia interpreterà Emma, prostituta e ragazza madre.Quando telefonerà entusiasta ai genitori, per dare loro la bella notizia diaver ottenuto la parte, spiegando quale sia il suo ruolo nella commedia, ilpadre, con tono ormai completamente rassegnato, pronuncerà solo queste tresemplici parole: "E te pareva"…