giovedì 13 ottobre 2016

Dario Fo scomparso: il giullare moderno ci ha lasciato


"Il termine giullare (dal provenzale (occitano) joglar a sua volta derivante dal lemma latino iocularis) designa tutti quegli artisti che, tra la fine della tarda antichità e l'avvento dell'età moderna, si guadagnavano da vivere esibendosi davanti ad un pubblico: attori, mimi, musicisti, ciarlatani, addestratori di animali, ballerini, acrobati.Il termine giullare (dal provenzale (occitano) joglar a sua volta derivante dal lemma latino iocularis) designa tutti quegli artisti che, tra la fine della tarda antichità e l'avvento dell'età moderna, si guadagnavano da vivere esibendosi davanti ad un pubblico: attori, mimi, musicisti, ciarlatani, addestratori di animali, ballerini, acrobati".

Provate a cercare il termine "GIULLARE" su Google: la pagina Wikipedia che vi apparirà, da cui ho tratto la citazione sopra, ha una parte tutta dedicata al "moderno Giullare", Dario Fo.


"Nell'età moderna la figura del giullare - nell'accezione particolare di attore affabulatore - è stata resa celebre da Dario Fo che proprio nella "maschera" del giullare si è identificato quando nel 1968 ha rotto con il circuito istituzionale dell'Ente Teatrale Italiano ed ha iniziato ad esibirsi nelle Case del Popolo gestite dall'ARCI. È altresì evidente che quella di Fo è un'operazione di recupero storico non condotta secondo canoni filologici: come osserva Tito Saffioti,[1] Fo attribuisce ai giullari una coscienza politica consapevolmente oppositiva al potere che forse i giullari medievali non ebbero mai. Oltre ai giullari di strada che si esibivano davanti ad un pubblico popolare (si ricordino Ruggieri Apugliese, che forse proveniva però da un ambiente colto e Matazzone da Caligano), esistevano infatti anche "buffoni di corte" e "canterini comunali" i cui spettacoli erano destinati ad un pubblico ricco e colto (si ricordi Andrea da Barberino). Negli ultimi anni è nata una nuova forma di giullarata applicata al teatro civile portata avanti da Giulio Cavalli, utilizzando tecniche antiche per affrontare temi estremamente moderni come il G8 di Genova del 2001 o il disastro aereo di Linate. Un esempio di "giullare moderno" è la figura contemporanea del comico satirico, molto diffusa anche in Italia".

Io non sopporto le etichette, le catalogazioni, che, inevitabilmente portano ai pre-giudizi.

Ma Dario Fo, che si autodefinì Giullare, Giullare lo fu davvero.
Non sto a raccontarvi la vita e le opere di Dario, il Premio Nobel scomparso a 90 anni ospedale Sacco di Milano, dove era ricoverato per problemi polmonari: potrete trovare tutto facilmente sul web.

Vi lascio solo con una sua citazione, scritta in puro grammelot (probabilmente derivante dal francese «grommeler», che significa «brontolare, borbottare»).

Dario Fo
NASCITA DEL GIULLARE
Dario Fo,
Mistero buffo, giullarata popolare
, a cura di Franca Rame
Einaudi tascabili. Stile libero 487, Torino 1977 e 1997

- Ahh... gent... vegní chí che gh'è 'l giular! Giular ca son mi... che fa i salt e ca 'l tràmbula e che... oh... oh... a u fai rider, ca foi coi alt e fai vedar com'a sont groli e grosi i balon che vai d'intorna a far guere [...?] son sfigürat, o trai via el pileo e...pffs... soi sengobrà. Vegní chí ca è ora e logü ca 'l fa 'l pajasso tütt inturna, mi a v'insegni, vegna... vegna... Ul fa el saltin, ul fa el cantin, ul fa i giüghetti! Va' la lengua 'me la gira! Ah... ah... a l'è un cultell... boja sta' a recurdat... Ma mi no a l'era sempar... quest ca voi contar, come sunt nasüo. Che mi non son nasüo giular, non son vegnù d'un fiat dal zielo, e, op! e son rivà chi: "Bondì, bonasera." No! Mi a son el frai d'on miracol! Un miracol es fait sü d' me! Vuri' credem? U l'è fait. Mi son nasüt vilan. Vilan, cuntaden propi. 

[ - Oh, gente, venite qui che c'è il giullare! Giullare son io, che salta e piroetta e che vi fa ridere, che prende in giro i potenti e vi fa vedere come son tronfi e gonfi i palloni che vanno in giro a far guerre dove noi siamo gli scannati, e ve li faccio sfigurare, gli tolgo il tappo e... pffs... si sgonfiano. Venite qui che è l'ora e il luogo che io faccia da pagliaccio, che vi insegni. Faccio il saltino, faccio la cantatina, faccio i giochetti! Guarda la lingua come gira! Sembra un coltello, cerca di ricordartelo. Ma io non sono stato sempre... è questo che vi voglio raccontare, come sono nato. Non che io non sono nato giullare, non sono venuto con un soffio dal cielo e, op! sono arrivato qui: "Buongiorno, buonasera." No! Io sono il frutto di un miracolo! Un miracolo che è stato fatto su di me! Volete credermi? È così! Io sono nato villano. Villano, contadino proprio] (Fo 1977, v, pp. 72-73).