Un musical divertente e ben interpretato, che già abbiamo visto di alcune precedenti versioni in Italia (con Gabriele Cirilli e Elio come Gomez), e che non smette mai di stupire.
Questa messa in scena, di stampo classico, con qualche libera interpretazione nel testo, vede ottimi attori e cantanti sul palco, e qualche effetto speciale dato da un morigerato uso delle videoproiezioni, di cui una particolarmente d'impatto e ricca di lirismo, per due ore abbondanti che scorrono senza cali di energia.
Una famiglia che va al di là della normalità e che ci fa chiedere, come è giusto, cosa sia la normalità: forse un next to normal che ha tante sfaccettature e declinazioni?
E se l'amore salvifico alla Romeo e Giulietta mette a nudo, non solo le "diversità", ma anche le sopite affinità - e no, non solo per l'agrimomium - i brani, davvero orecchiabili e ben tradotti, rendono assolutamente godibile uno spettacolo dark e gotico- Mercoledì funziona non solo su Netflix -, con pennellate di colore (giallo) anni '50 e qualche citazione: come non riconoscere la famiglia sotto la pioggia, in questo caso proiettata in alto a destra, che ricorda così tanto l'arrivo al lugubre maniero del Rocky Horror?
Qui il video degli applausi finali, che vi consiglio di non perdere.
Guardatelo pure con i vostri figli piccoli che non conoscono gli Addams... “Perché viva o morta una famiglia… è sempre una famiglia.”
Strippete! La commedia musicale c'è. Più forte che mai. E così sia!
Quando si scrive di spettacoli come Aggiungi un posto a tavola, si può soffrire di un pochino della sindrome del foglio bianco.
O meglio, tanto è già stato scritto su questo spettacolo, la cui Arca ha veleggiato in Italia (e non solo) per 50 anni e che è stato oggetto di differenti messe in scene, anche non professionali, è stato argomento di libri ed è persino entrato in tesi di laurea.
Si rischia di essere ripetitivi e ridondanti, di non aggiungere nulla a quello che già sappiamo e che altri hanno detto prima di noi.
Un trionfo. Per una persona come me che ama giocare con le parole, è raro non
trovarne, ma in questo caso l'unico termine che mi si accende nella mente, a
caratteri cubitali, è questo. Potremo anche dire ovazione
e tripudio, e ci starebbe tutto.
Da ieri sera, fino al 17 marzo, JSC è a Milano, al Sistina Chapiteau.
Fare una recensione di uno spettacolo come Jesus Christ Superstar mi pare davvero
ridondante, visto che anche l'edizione messa in scena quest’anno da Massimo
Romeo Piparo non solo risponde ai canoni a cui ci ha abituato negli ultimi 30
anni – ed ancora di più degli ultimi 10 - , ma riunisce il meglio del cast già
noto ed alcune new entry.
Grande successo a Milano, per Divina Commedia Opera Musical, l’acclamato kolossal, che nelle
passate stagioni ha incantato i principali teatri italiani con ripetuti
sold out, si rianima di nuova potenza e straordinaria bellezza.
I sold out al TAM Teatro Arcimboldi Milano hanno accolto lo spettacolo prodotto da MIC International Company, e che vede la regia di Andrea Ortis, il quale assieme a Gianmario Pagano ha curato anche i testi, con le musiche composte da Marco Frisina.
Inferno, Purgatorio e Paradiso: proiezioni
immersive in 3D inondano il pubblico e lo immergono nell’immensità
sublime che solo il padre della lingua italiana ha saputo creare nelle
tre cantiche. E in questo viaggio teatrale, dove la tecnologia è
elemento essenziale della narrazione, tutti gli spettatori, anche i più
giovani, possono ammirare, comprendendola appieno, la grandezza del
Sommo Poeta.
Roma è arrivata a Milano. E lo fa riportando in vita una delle maschere più classiche della Roma papalina, quella maschera che può essere considerata come il cugino di Rugantino, con la differenza di appartenere alla nobiltà, che sta in piedi come alcuni palazzi nobiliari, solo per la facciata che per la struttura..
In scena, finalmente, nel teatro costruito ad hoc per ospitare gli spettacoli di Massimo Romeo Piparo, il Sistina Chapiteau, Max Giusti, solo per tre giorni, che vanno sfruttati appieno dal pubblico meneghino.
Era il 2011, quando al Manzoni di Milano, Gianluca Guidi dirigeva Gianluca Ingrassia (con Simona Samarellii), nella commedia di Neil Simon, "Stanno suonando la nostra canzone".
Ora, i due mattatori, amici da ben 35 anni, tornano in scena nello stesso teatro con La Strana Coppia… revival.
Sì, perché dire che Neil Simon sia datato è una affermazione non solo antipatica, ma anche profondamente ingiusta: perché i classici, in quanto tale, non lo sono mai.
Chiaramente, Guidi, nella sua direzione della pièce, ha tradotto e limato alcune parti, per rendere il testo più appetibile a noi italiani, ma niente di più.
Il gusto e la sottile atmosfera fumosa del testo è rimasto tale e quale: ma all’apertura del sipario nemmeno ci accorgiamo che siamo negli anni ’60, se non fosse per gli oggetti di scena.
E così se il fax resta fax e non diventa cellulare, le “paturnie” di Felix e l’apparente noncuranza di Oscar, sono moderne oggi, quanto lo erano allora.
Due amici separati reagiscono diversamente al dolore della separazione e il disordine contrapposto all’ordine maniacale, ne sono solo l’aspetto esteriore: anche perché Felix ipocondriaco e perfettino lo è sempre stato.
Si dice che l’uomo non può vivere da solo, perché solo la donna riesce a gestire una casa in autonomia. Cosa c’è più sessista di tale affermazione? Neil Simon la ribalta e mette in bocca a Felix il concetto esattamente opposto.
Perché questo è il bello dei classici: ci ritroviamo, ma ci ritroviamo anche ribaltati e a volte spiazzati.
Ed anche in questa commedia si ride molto, per questo, e si ride con noi e di noi, con gli attori, il regista e con chi, “anta” anni fa, ha pensato questo testo.
Così come si diverte in scena il cast, i due protagonisti, affiancati da tanti caratteristi affiatati, tanto, qualche volta, da non trattenere la risata.
Se la regia di Guidi è fluida, scattante, leggera, i due in scena sono una delizia, ognuno nel suo ruolo, anche se mi piacerebbe vederli scambiati, per una volta.
La leggerezza di cui, a volte, abbiamo bisogno, senza dimenticare quella vena di malinconia, che fa parte della vita, come i tasti bianchi e neri del pianoforte.
Così è la vita, lo era allora e lo è adesso.
Non perdete, se potete, questa commedia, per vedere un’amicizia che resiste al tempo ed alle intemperie, sul palco, come nella vita reale. Fa sperare.
Trama
Nota a molti. Ma vale la pena rinfrescarne almeno il ricordo. Si alza il sipario su un appartamento intriso di fumo, a Manhattan negli anni ’60. L'appartamento (sporco e disordinato) appartiene a Oscar Madison, che l'ha lasciato andare in rovina dopo il suo divorzio. Quando invita il maniacale, “sterilizzato” e ferito Felix Unger - la cui moglie lo ha appena buttato fuori di casa - a condividere per qualche tempo la casa con lui, questo, diventa un campo di battaglia su quale stile di vita alla fine prevarrà, così come quanto stretto contatto personale possa sopportare un'amicizia. Sunto che, ovviamente, tralascia molti particolari; ma la sostanza è questa.
Una piccola curiosità - Le sorelle Pigeon
Cecily e Gwendolyn Pigeon sono le due inquiline del piano di sopra di Oscar e Felix. La loro “entrata in scena” nel terzo atto ha una storia tutta propria: Simon ha attribuito al critico di Boston Elliot Norton il merito di averlo aiutato a sviluppare l'atto finale della commedia. Norton era critico teatrale a Boston quando i rapporti tra i critici e i drammaturghi non erano così conflittuali come sarebbero poi diventati. Durante la conversazione di Simon con Norton, durante il programma televisivo “Elliot Norton Reviews”, il critico disse che la pièce mancava di adrenalina nell’atto finale. Quando “La Strana Coppia” andò originariamente in scena al Colonial Theatre di Boston, i personaggi delle Pigeon Sisters non appaiono nell'atto finale. Simon dichiarò al quotidiano “The Boston Globe”: “Durante la trasmissione Norton ha detto: "Sapete chi mi mancava nel terzo atto, le “Sorelle Pigeon", ed è stato come se mi si fosse accesa una lampadina in testa. Ha fatto un'enorme differenza nello spettacolo. L'ho riscritta e ha funzionato molto bene. Ero così grato a Elliot... Elliot aveva un occhio così acuto. Non so se abbia salvato la commedia o meno, ma l'ha resa un successo
maggiore”. Monica Evans e Carole Shelley furono le due attrici scelte per interpretare le vicine di casa di Oscar e Felix, Cecily e Gwendolyn Pigeon. Recensendo, a suo tempo, il film, Archer Winsten ha definito la loro entrata in scena un "trionfo". Certo, erano perfette nei loro ruoli - dopo tutto, avevano recitato le stesse parti a Broadway. Ma va detto che la Paramount aveva altre idee. "Volevano assumere due attrici già sotto contratto “a cottimo”", ricorda Shelley, 78 anni, in un’intervista. Aggiunge Evans, 77 anni, al telefono dalla sua casa in Inghilterra, “Walter [Matthau] era molto turbato. È letteralmente andato a battersi per noi e ha detto: "Dovete assumere le due ragazze!" Non è lo stesso con nessun altro!’ Così Carole e io abbiamo fatto un provino a New York, leggendo le nostre parti della commedia… e il resto è storia!” Tempi in cui era bello e giusto fare i provini. Quando “contratti a cottimo” non ne esistevano. Una mia piccola, ultima, annotazione: Chissà se Sua Maestà Simon (dando alle due sorelle - che nella vita reale sorelle non erano - una provenienza britannica anziché americana) ha scelto i loro nomi - Cecily e Gwendolyn – facendo omaggio al meraviglioso Oscar Wilde che ne “L’importanza di chiamarsi Ernesto”, settanta anni prima, dona i medesimi nomi alle due protagoniste femminili della commedia? Non si sa! Ma è bello pensare che possa essere accaduto!
RASSEGNA PROSA
Francesco e Virginia Bellomo e Virginy L’Isola Trovata
presentano
Dal 21 novembre al 3 dicembre 2023
feriali ore 20,45 - domenica ore 15,30
sabato 2 dicembre ore 15,30 e 20,45
GIANLUCA GUIDI GIAMPIERO INGRASSIA
LA STRANA COPPIA
Revival
di
Neil Simon
traduzione, adattamento e regia
Gianluca Guidi
e con
GIUSEPPE CANTORE, RICCARDO GRAZIOSI
ROSARIO PETIX, SIMONE REPETTO
e con CLAUDIA TOSONI
e FEDERICA DE BENEDDITIS
scene e costumi
Carlo De Marino
musiche Maurizio Abeni
luci Umile Vainieri
progetto audio Franco Patimo
assistente alla regia Francesca Somma BIGLIETTI Prestige € 36,50 - Poltronissima € 33,00 - Poltrona € 25,00 - Poltronissima under 26 anni € 16,00
Spesso, quando il pubblico assiste ad uno spettacolo teatrale, magari un musical e non un classico di prosa, non sempre è a conoscenza della trama o del periodo storico in cui lo spettacolo si colloca. Tutto questo è lecito e legittimo, ma quando si assiste a uno spettacolo come Cabaret, il pubblico diventa un elemento cosciente ed onnisciente: come quando una persona su una riva o su una montagna vede una nave andare a schiantarsi contro gli scogli e sa già come andrà a finire, ma non può fare niente per evitare il disastro.
Allo stesso modo assistendo a un musical come Cabaret, il pubblico sa benissimo che, trattandosi di nazismo nel 1930, il finale non potrà che essere tragico.
Applausi a scena aperta per tutto il cast, su cui domina la regina Lorella Cuccarini, che stupoisce ogni volta non solo per la professionalità, ma per l'ironia, l'umiltà ed il divertimento (sì. è la prima a divertirsi e si vede), ma anche per Silvia Scartozzoni e Renato Crudo (che mai avrei pensato così simpatico e divertente, dopo averlo visto in ruoli più seri).
Eccezionali anche tutti i comprimari (ma avete sentito la parlata di Segugio. Mattia Inverni, che tanto ricorda il Grammelot di Dario Fo?) e la regia e la scrittura di Maurizio Colombi, che infarcisce il testo di battute attualissime: punto di forza l'accompagnamento musicale di Davie Magnabosco che, come in ogni spettacolo di Colombi, sottolinea con momenti musicali i movimenti del cast.
Coreografie davvero convincenti di Rita Pivano, per le musiche originali di Davide Magnabosco, Alex Procacci e Paolo Barillari, per uno spettacolo che entusiasma i più giovani ma anche i diversamente giovani.
Da non perdere, ma attenzione perchè i biglietti stanno finendo (so che hanno aggiunto una nuova data, chiamate il Teatro!).
Qualità ed entusiasmo per "Catch me if you can”, musical del 2011 tratto
dall’omonimo film del 2002 con Leonardo Di Caprio e Tom Hanks e nominato a
quattro Tony Award, che la SDM -La Scuola del Musical ha presentato domenica 28 maggio alle 15.30 e alle 20.30, al Teatro Manzoni di Milano.
Sul
numero di giugno di Riflettori su Magazine, il magazine mensile online e
cartaceo che dirigo, troverete le mie interviste allo staff.
Intanto,godetevi il delizioso curtain call nella prossima pagina (spettacolo delle 15.30).
Ieri sera, al Teatro Manzoni di Milano, è andato in scena Kintsugi, ripara le ferite dell’anima e rendi prezioso ogni istante della tua vita, lo spettacolo di Selene Calloni Williams ispirato al suo nuovo, omonimo libro.
In questo articolo troverete un mio importante servizio con le interviste e il backstage.
In scena, oltre a Selene Calloni Williams, Michelangelo Chini (voce e attore) e Dasha Shumilova (attrice), oltre ai tamburi di Quelli del Taiko. La regia è di Ludovico Nolfi.
Tratto dalle pagine del suo ultimo successo, il libro Kintsugi, ripara le ferite dell’anima e rendi prezioso ogni istante della tua vita lo spettacolo dal titolo omonimo ripercorrerà la commovente storia della guerriera Tomoe.
Il kintsugi è l’antichissima pratica giapponese di riparare gli oggetti rotti con l’oro. Rappresenta la possibilità di trasformare le nostre ferite fisiche ed emotive in una eccezionale occasione di crescita e cambiamento.
Dal palco del teatro Lirico Giorgio Gaber (dal 27 aprile al 7 maggio), è tornato a far sognare Milano Pretty Woman, il musical che ha visto un tour che ha fatto tappa nell’Italia intera, proponendo circa 60 repliche, 80.000 biglietti staccati e toccando 31 città.
A questo spettacolo, avevamo dedicato la copertina (con uno splendido servizio) del numero di dicembre 2021 di Riflettori su Magazine, che potete ancora leggere gratuitamente cliccando qui.
Nella replica di ieri, Vivian Ward era sempre interpretata dalla deliziosa Beatrice Baldaccini, accompagnata dall'affascinante Edward Lewis (Thomas
Santu), mentre Andrea Verzicco era Mr. Thompson (assente Cistian Ruiz), e Lorenzo Tognocchi è diventato l’amico e avvocato di Edward, Philip Stuckey. Giulia Fabbri è stata l'amica di Vivian, Kit.
Nella prossima pagina, il curtain call dello spettacolo con l'appello, come per Sette Spose per sette Fratelli al Nazionale, per il "biglietto sospeso", una bella iniziativa di Stage Entertainment per portare a teatro chi di solito non può.
Non perdetevi questa splendida "favola moderna", che ancora una volta ci fa capire come il teatro ci aiuti a sognare. Perchè tutti abbiamo bisogno di un sogno. Avete tempo fino al 7 maggio.
SETTE SPOSE PER SETTE FRATELLI, per la regia e coreografia
LUCIANO CANNITO, sarà in scena fino al 30 aprile al Teatro Nazionale CheBanca! a
Milano.
Abbiamo dedicato a questo spettacolo un bel servizio con
intervista audio al regista e coreografo (che ci ha svelato anche progetti
futuri) sul numero di aprile del mensile online e cartaceo che dirigo, Riflettori su Magazine (cliccate per leggerlo grauitamente sul web).
In questo articolo, trovate il curtain call che ho girato ieri per voi.
É stato ieri al Teatro Lirico Giorgio Gaber, l'appuntamento con Forza
venite Gente, spettacolo che vide la sua prima rappresentazione, nella
sua edizione originale e storica, nel 1981.
Ne parlammo nel
dicembre 2021, con un servizio molto bello su Riflettori su Magazine, il
mensile online e cartaceo, allegato a questo mio quotidiano online. Potete leggere tutto gratuitamente qui.
Nella prossima pagina, trovate il video del curtain call e del medley finale.
Come ho scritto qualche giorno fa per Priscilla, è tempo di anniversari.
Ed in un momento storico ahimè noto per teatri che chiudono (la ferita del Nuovo nel cuore di Milano è sempre aperta), festeggiare i 20 anni di attività di un teatro privato, è un’occasione importante, per gli artisti, per il pubblico e per la location, dove un teatro è inserito. Fosse anche una periferia, oggi più raggiungibile con la metropolitana, ma che per i primi anni è stata poco sostenuta dai mezzi pubblici.
Dietro al Forum di Assago, in una zona abbandonata, nacque infatti 20 anni fa un Teatro, uno dei pochi esempi ancora attivi di una sala di spettacolo dal vivo, costruito appositamente per ospitare un musical.
La Compagnia dell’Alba di Ortona, diretta da Fabrizio Angelini e Gabriele de Guglielmo, dopo i successi ottenuti con “Nunsense: Il musical delle suore”, “Aggiungi un posto a tavola”, “Tutti insieme appassionatamente” e “A Christmas Carol”, è arrivata a Milano con il Family Entertainment: “Piccole donne” - il Musical di Broadway, avvalendosi della co-produzione del TSA - Teatro Stabile d’Abruzzo. Lo spettacolo è andato in scena al teatro Repower.
Un gioiellino, questo spettacolo, che, pur non presentando nomi altisonanti ed un titolo da “cassetta” (ma si può ancora dire così?) porta in scena un Musical di Broadway, nuovo per l’Italia, adattamento del celebre romanzo di Luisa May Alcott che più o meno tutti conosciamo.
La messa in scena è molto simile all’originale, con una scenografia materica, vintage, palpabile, dalla soffitta polverosa, al pianoforte, passando dal camino: la mano di Gabriele Moreschi fa quasi percepire l’odore del legno, della naftalina e del taffetà, il tutto illuminato da Valerio Tiberi, una scena su più piani, in cui si muovono i protagonisti, nei costumi in stile di Alessia De Guglielmo.
Operazione davvero interessante, quella di Taxi a Due Piazze, con Barbara d’Urso che torna a teatro dopo 15 anni.
Interessante, ma anche ben riuscita, perché la trasposizione di un classico, che viene declinato al femminile dallo stesso autore della pièce originale e vede una donna alla regia, ha tutte le carte in regola per essere, non solo politicamente corretto, ma anche godibilissimo.
Nuovo soldout ieri pomeriggio al Teatro Repower per I LEGNANESI, con il loro nuovo spettacolo LIBERI DI SOGNARE, in scena fino al 19 febbraio.
Le nuove "maschere" lombarde non perdono la verve, anzi: la Teresa, la Mabilia e il Giovanni ormai possono, come ho detto in conferenza, essere considerate delle figure classiche della nuova commedia dell'arte o dell'arte della commedia, quella popolare, semplice, diretta, senza giochi degli equivoci, senza sovrastrutture, senza grossi intrecci, ma con una comicità quotidiana e semplice, che nasce dalla vita di tutti i giorni, nei tempi passati.
Una - bella - tradizione che non dimentica mai l'attualità e che porta alla "ribalta", nella lingua milanese ma comprensibile a tutti, non solo lustrini e paillettes da rivista, ma anche e sopratttutto i cortili dei nostri nonni, dove sentivamo profumo di carne a lesso, voci di vicini di ringhiera che si conoscevano tutti, lavoro duro, ma tanta, tanta levità.
Perchè anche oggi, grazie anche al Teatro, dobbiamo e vogliamo restare liberi di sognare.
Nella prossima pagina, il video della passerella finale, quando, gettata la maschera, gli attori, passando nel limbo degli applausi finali, poco per volta ci risvegliano dal sogno - di primo inverno - della messa in scena e si commiatano, lasciandoci alla nostra, attuale, vita di tutti i giorni...
Non solo della sua splendida famiglia e della sua Bea, ma anche di una delle
città più belle del mondo, che, essendo veneto, non poteva non avere nel cuore,
Venezia.
Ed è a lei che fa omaggio, con il suo Casanova Opera Pop, che, come un fiore,
viene posato tra le calli e sui ponti, così ben tratteggiati nella sua opera.
Lo fa con un personaggio emblematico, Giacomo Casanova, che un po' ne incarna
l'essenza del periodo, quella metà del 1700, che, per una serie di corsi e
ricorsi storici, per certi versi è un po' simile ai giorni nostri, tra intrighi
di potere, corruzione, peste e desiderio di apparire.
Abbiamo già parlato ampiamente dello spettacolo e non starò a fare una recensione.
Mi preme però sottolineare la bellezza di vedere in scena uno spettacolo
totalmente nuovo e totalmente italiano, che potrà davvero dare lustro a tutti
coloro che all'estero, sognano una Venezia un po' travisata.
Da non dimenticare l'impegno profuso da Red e dallo staff creativo, più di tre
anni di lavoro, e di profusione di risorse: bello vedere come qualcuno abbia
ancora voglia di investire nel teatro.
Ma, cosa non meno rilevante, fa piacere notare come il pubblico stia
rispondendo e come le persone abbiano voglia di tornare a teatri, anche senza
nomi altisonanti in scena.
Che poi, per chi questo mondo lo conosce, i nomi sul palco ci sono, ed è anche
e soprattutto a loro che va il mio personale applauso.
La professionalità, lo studio e la determinazione dimostrano ancora una volta
come questo lavoro non si improvvisi e le ore di palco che ciascuno di questi
attori si porta sulle spalle fa di ciascuno di loto un piccolo universo che si
amalgama perfettamente ai colleghi in scena.
A partire da Giacomo Casanova, eccellenza del settore, Gian Marco Schiaretti,
nato con spettacoli italiani ed esportato all'estero con musical come Evita nel
West End, Tarzan della Disney in Germania, Moulin Rouge a Colonia, Don Juan e
Notre-Dame nei tour internazionali in Asia e America). Accanto a lui, come
Francesca Erizzo, Angelica Cinquantini, ma anche uno straordinario gipeto,
alias Inquisitore Pietro Garzoni, che mi ricorda i libri di Valerio Evangelisti,
Manuela Zanier, come Contessa von Steinberg, nobile austriaca che sarebbe una
straordinaria Sissi, per non parlare dell'attore da Opera Buffa Paolo
Barillari, qui Frate Balbi, insieme all'Alvise e il nobile Mocenigo entrambi
interpretati da Jacopo Sarno, passando per il perfido Zago al quale Roberto
Colombo presta il volto ed il Doge Loredan e il nobile di lignaggio e di cuore
Bragadin, entrambi interpretati da Gianluca Cavagna.
Ultime ma non ultime, i personaggi da commedia dell'arte Elena da Padova, la
cortigiana favorita di Casanova intrepretata da Francesca Innocenti e la bella
Rosa, una perfetta Mirandolina, padrona della Cantina do Mori, Rosita Denti;
infine la malinconica Gretchen, cameriera della Contessa e vittima predestinata
della perfidia dell’Inquisitore e dell’asservito Zago, interpretata da Chiara
Famiglietti.
C'è tanto in questo spettacolo e gli applausi finali che vedrete qui ne sono la
conferma.
Per ogni curiosità sullo staff vi rimando ai miei precedenti articoli ed
allo speciale che abbiamo dedicato a Casanova, con copertina, per il numero di
gennaio 2022. Nel caso vogliate una ristampa, leggete nella prossima pagina
come fare.
Ma soprattutto andate a teatro (ancora oggi al Lirico di Milano e poi in
tour) per godere di quello che di bello la nostra Italia può offrire, anche sul
palco.
"Eppur si muove": la voglia di teatro c'è e quando assistiamo all'entusiamo, al talento ed alla professionalità, tutti insieme in un progetto nuovo, possiamo solo ben sperare per lo spettacolo dal vivo in Italia.
Un grande lavoro, quello che ho avuto il piacere ed il privilegio di vedere in anteprima ieri sera, al M.A.S. Music Arts & Show di Milano.
Qualcosa che è stato molto più di uno showcase per gli addetti ai lavori, ma uno spettacolo rappresentato per intero, con costumi, scenografie ed anche una pedana girevole, che, quasi come un carillon, mostrava al pubblico ogni sfaccettatura di quello che definire musical è assolutamente riduttivo.