venerdì 10 ottobre 2014

Dirty Dancing - The Classic Story On Stage: la recensione di SilviaArosio


Non è la prima volta che si trasportano pellicole cinematografiche in teatro e non in tutti i casi i risultati sono stati quelli voluti.

Perchè la nostra memoria storica, soprattutto per i cosiddetti cult, è molto viva ed i personaggi di certi film, ormai sono diventati maschere, quasi come la commedia dell'arte.

Nel caso di Dirty Dancing, nel suo format originale inglese, assistere allo spettacolo dal vivo, tradotto italiano, tranne che per le canzoni, è una gioia per il cuore e per gli occhi.

Un sogno fortemente voluto da una Produzione nata ad hoc, la Wizard Productions srl, formata dai produttori del musical “Sugar - A qualcuno piace caldo”, di Bananas srl (produttori di “Zelig”), di Enrico Porreca (produttore, tra gli altri, di Ennio Morricone e Angelo Pintus) e DECO’ (società responsabile dell'organizzazione generale delle esibizioni live di Zelig legate alla registrazione del programma televisivo).

Una grande passione che ha saputo coinvolgere l'autrice originale del film e del musical, Eleanor Bergstein, che in conferenza si è dichiarata emozionata ed entusiasta del cast italiano.


Cast scelto in collaborazione con lo staff italiano: Federico Bellone, direttore artistico e produttore esecutivo dello show, Simone Leonardi (Regista associato per l’Italia e parole italiane delle canzoni tradotte) e Moira Piazza (direttore del casting).

Il format è stato rigidamente mantenuto e troviamo nello spettacolo tutto il film, con anche alcune scene che non riconosciamo, come quella attorno al falò, che descrive i tempi di Martin Luther King: per il resto, aspettatevi tutto, dai cocomeri su Do you love me, alle prove in acqua, rese con convincenti videoproiezioni, che ricreano gli ambienti esterni del resort di Kellerman.

Le coreografie di Kate Champion (con la supervisione di Jacquie Boggs, che ha seguito le prove) sono esattamente quelle che ricordiamo: la scena dello specchio di Love is strange è deliziosamente divertente.

Subito riconoscibili le parti dello spettacolo in cui Johnny Castle insegna a “Baby” Houseman non solo i passi e la tecnica, ma l'anima della danza. Silenzio emozionato in platea sul tu-tum del cuore e sulla risata imbarazzata di Baby alla carezza sul fianco di Johnny.

Perché ammettiamolo: ci aspettiamo di vedere certi brani e quando li ritroviamo in 3D (il teatro) e dal vivo (sempre il teatro), riviviamo ricordi, proviamo emozioni antiche, catartiche, grate, pronti a ripetere le battute storiche, quasi come nel rito comunitario di un altro cult come il Rocky Horror.


Il “nessuno può mettere Baby in un angolo” che Patrick Swayze in origine non voleva pronunciare e che poi è diventato un motto, ci fa passare un brivido di riscossa nella schiena.



Ecco, lo abbiamo citato. L'indimenticabile Patrick Swayze.

Impossibile fare paragoni con lui, come con qualsiasi grandissimo artista della storia dello spettacolo mondiale.

Credo che però la scelta caduta su Gabrio Gentilini sia azzeccata, e questo prescindere dalla mia “previsione” del 24 ottobre 2012, dove, sul vecchio Blog Dietro Le Quinte, nella mia recensione a La Febbre del sabato sera, scrivevo:

".... ma soprattutto una menzione speciale merita il fulcro catalizzatore, Tony Manero, alias Gabrio Gentilini, una macchina da guerra, forse ancora un po’ acerbo nel canto, più sicuro nella verve comica e nella mimica, che ha voluto fortemente il ruolo e lo rende con delle movenze coreografiche decise e senza sbavature. Un ottimo ballerino che vedrei bene in altri musical del genere, stile Dirty Dancing".


Talento, studio, passione e carisma, per un artista che si sta facendo strada con cuore e determinazione: il suo Johnny riempie la scena, attira lo sguardo di tutti, e ci dà un personaggio più giovane di quello che ricordiamo, ma con la stessa grinta e dolcezza, derivata da anni di strada dell'uomo che si fa da sé, un ragazzo che scopre se stesso e la vita attraverso l'amore, nell'America degli anni '60.

I numeri di danza a due, che caratterizzano in pratica tutto lo spettacolo, sono una novità ed una bella sfida, nel carnet di Gentilini, abituato a ballare da solo, ma la sua sensualità e eleganza sono davvero quelli che ci aspettiamo. Cresciuto anche nella recitazione, con questo spettacolo, Gabrio potrà trovare davvero il successo che merita.

Ora, sono curiosa di vedere anche Giuseppe Verzicco, cover dello stesso ruolo.




Sara Santostasi, a parte la grande somiglianza fisica con Jennifer Grey, mette a frutto in questo spettacolo tutti i suoi anni di recitazione: la sua Baby convince e piace, per un ruolo che potrebbe essere appannato dal preponderante protagonista, e che invece Sara porta avanti con talento e studio, mettendosi in evidenza in ogni scena dello show. Turbata e determinata insieme, la sua Baby ci dà anche un'ottima prova di danza, retaggio anche della sua seconda posizione in classifica in tv, con Ballando con le stelle. Anche il suo personaggio cresce, in scena, passando da Babe a Frances, come Johnny chiama la sua partner a fine show.

Tutto il cast meriterebbe una citazione: un vero concentrato di energia sono le scene di ballo di gruppo e l'erotismo di alcune coreografie, alternato alla classicità e al politicamente corretto ballo di sala..

Sinuosa ed elegante la Penny Johnson di Federica Capra, che è anche insegnante di danza nella vita: un ruolo non facile, che ci dà in maniera misurata.


Inoltre, grande classe recitativa per Mimmo Chianese (Max Kellerman), già Maurice in La Bella e la Bestia; mamma rassicurante e perfetta icona anni '60 Natalia Magni (Marjorie Houseman); straordinario, come mi aspettavo Giuseppe Verzicco (ensemble/Robbie Gould), anche nel ruolo del “cattivo” di turno; e grande voce per Marco Stabile (Billy Kostecki).



Da citare anche Simone Pieroni (Dr. Jake Houseman), Irene Urciuoli (Lisa Houseman; anche in Ladies e Georgie il musical), Rodolfo Ciulla (Neil Kellerman), Russell Russell (Tito Suarez), Ilaria De Angelis (ensemble/Elizabeth), Pasquale Girone (ensemble/Jordan), Chiara Rosignoli (ensemble/Vivian Pressman), Aldo Esposito (ensemble/Moe Pressman), Lucia Blanco (ensemble), José Antonio Dominguez (ensemble), Sara Marinaccio (ensemble), Giusy Messina (ensemble), Paki Vicenti (ensemble), Azzurra Adinolfi (swing) e Thomas Signorelli (swing/dance captain).


Un cast, dai protagonisti all'ensemble, preparatissimo sia nel ballo che nel canto, solo con qualche calo nella recitazione, ahimé, spesso pecca in questo genere di spettacolo, ma tutti avranno tempo di crescere ulteriormente.

Volutamente, però, i brani che accompagnano lo show non sono stati interpretati dai due protagonisti, per una scelta precisa di Eleanor Bregstein: anche She's like the wind (scritta ed interpretata nel film da Patrick Swayze), qui è solo accennata in strumentale. Le canzoni portate in scena dal resto del cast, comunque, sono assolutamente uguali a quelli del vinile originale.

La band dal vivo, tipica da resort anni '60, è composta da 8 elementi e forse andrebbe valorizzata un pò di più; (I've Had) The Time Of My Life (magistralmente interpretata da Marco Stabile ed Ilaria De Angelis) con volo finale fa scappare una lacrimuccia di emozione davvero a tutti.

Infine, voglio citare Alice Mistroni, ormai storica “traduttrice ed adattatrice” e il Direttore Musicale Simone Giusti.

Dirty Dancing The Classic Story On Stage, uno dei pochi spettacoli che non ha “il musical” come sotto titolo (in effetti proprio musical non è...), piacerà agli amanti del musical, del cinema e del teatro in generale, ai nostalgici e alle nuove generazioni, a uomini e a donne.


Un impegno produttivo notevole ed una scommessa vinta, questi balli “dirty”, ma mai volgari: il gran numero di biglietti già venduti in prevendita, aumenteranno sicuramente con il passaparola.

Avete tempo, fino al 28 dicembre, a Milano, al Barclays Teatro Nazionale: per ora, non è previsto il tour.

Personalmente, ci ritornerò.


E non dimenticate di dare un'occhiata al Mercandising!

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